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Anoressia
Esperienza di una Famiglia

Testimonianza sull’anoressia che ha colpito nostra figlia circa 5 anni fa, all’età di 15 anni.

Nostra figlia si è ammalata di anoressia di tipo restrittivo; dotata di molti talenti, soprattutto per il disegno, è sensibile, generosa, timida.      

Una preda perfetta per questa malattia, che la costringe ad inseguire una falsa perfezione corporea, (può essere bello un corpo di 27 kg in una giovane ragazza di 20 anni?) ed un controllo asfissiante sul cibo, che toglie energie, gioia di vivere e stravolge la vita di chi si ammala e di chi le sta accanto.

In questa malattia non mancano le gambe, le braccia, la vista, l’udito, la parola, l’intelligenza, che spesso è superiore alla media nelle ragazze – molto sensibili – che ne vengono colpite.

Tutto questo non basta per fermare l’assurda percezione di essere sempre troppo grassa, e quindi l’esasperata necessità di restringere l’alimentazione, fino a rischiare seriamente la salute ed anche la vita.

Quando abbiamo capito, in verità abbastanza presto, che qualcosa non andava, abbiamo cercato l’aiuto di medici e strutture specialistiche; ma nonostante tutti i percorsi fatti, i ripetuti ricoveri, anche lunghissimi, la storia sembra davvero non finire mai.

L’anoressia è una malattia complessa, difficile da capire e da affrontare, anche perché amata dalle pazienti. Altre malattie, invece, vengono contrastate dalle pazienti stesse, che più facilmente si affidano agli specialisti che le hanno in cura.

L’anoressia stringe, con chi ne è colpito, un patto diabolico, dove lo scambio è illusorio oltre che pericoloso: promette protezione e ammirazione e in cambio distrugge la salute in modo drammatico, fino anche alle più estreme conseguenze.

Le alleanze terapeutiche in questa malattia sono molto difficili.

Ciò che colpisce maggiormente in chi si ammala è il VUOTO: di relazioni, di emozioni, di desideri e di progetti di vita.

L’imperativo quotidiano, perseguito con tenacia e capacità straordinarie, è quello di contare le calorie e cercare le più impensabili strategie per bruciare quelle poche che si sono assunte.

La nostra vita, la vita di tutti i componenti la famiglia, è cambiata.

Abbiamo dovuto rivedere tutti i nostri “credo”, cambiare abitudini, anche le più semplici, come quella di sedersi a tavola serenamente e fare due chiacchiere mentre si mangia.

I ritmi che questa malattia impone sono durissimi per chi è ammalato, ma anche per chi gli sta accanto.

Dove il cibo dovrebbe essere piacere, socializzazione, si assiste, impotenti, a rituali incomprensibili e stressanti, tra cui, per esempio:

  • le foglie di insalata devono essere pesate e ripesate, e non sono mai abbastanza “leggere”;
  • i vapori di cottura diventano contaminanti aggressivi come veleni;
  • le bilance sono sempre imprecise e sembrano tramare per restituire un numero che è sempre troppo grande;
  • è un tormento accettare la preparazione dei pasti da parte di altri: manca la fiducia in chi prepara, perché potrebbe sbagliare anche di un solo grammo e questo è inaccettabile;
  • inconcepibile delegare la spesa ad altri: le etichette nutrizionali vanno lette e rilette direttamente, alla ricerca del minor numero di calorie, ma soprattutto dello “zero assoluto” ed in bella evidenza sulla confezione alla voce “grassi”;
  • i tempi di permanenza a tavola diventano lunghissimi: si tratta di ore;
  • non si riesce ad uscire con familiari, amici e conoscenti, se non evitando categoricamente di mangiare fuori;
  • i passi fatti nella giornata non sono mai abbastanza per bruciare le calorie ingerite, fino a dover continuare in segreto nella propria stanza con estenuanti esercizi fisici per “rassicurare la malattia”.

Come genitori dobbiamo contenere non senza difficoltà, tutta l’impotenza e la rabbia che tale malattia comporta: per le tante bugie, i lunghi silenzi, la mancanza di fiducia, il ritiro sociale, l’autolesionismo.

Ringraziamo il Pronto Soccorso dell’Ospedale S. Orsola, che si è presa la responsabilità di ricoverare nostra figlia ormai in fin di vita (cosa che un altro Maggiore Ospedale cittadino, nelle medesime condizioni, non ha fatto).

Ringraziamo tutto il personale medico, infermieristico e assistenziale del Reparto Disturbi del Comportamento Alimentare del S. Orsola, per la professionalità, la generosità e l’affetto nell’accogliere nostra figlia e nell’ aiutarla ad affrontare questa malattia.

Un particolare ringraziamento al Professor Franzoni, per la sua grande umanità e la disponibilità e per aver voluto la creazione di un Reparto dove curare i disturbi alimentari; un luogo dedicato e accogliente, per chi è malato ma anche per genitori e familiari, che possono contare su cure, assistenza e conforto.

Grazie a FANEP ed a tutti i suoi volontari, per le tante attività di sostegno e assistenza a pazienti e familiari.

Infine, non possiamo escludere dai ringraziamenti nostra figlia che, seppur con i tanti limiti e sofferenze che la malattia le impone, sta lottando per curarsi e per migliorare la sua vita.

Abbiamo fatto percorsi di sostegno genitoriale, consulenze individuali, terapie familiari; abbiamo letto molti libri e articoli, ascoltato dibattiti, visto film, partecipato ad incontri e convegni.

Abbiamo versato molte lacrime.

Ci siamo sentiti responsabili e colpevoli di non essere stati buoni genitori, soprattutto all’esordio della malattia, in quanto mancava la consapevolezza della malattia stessa e dei suoi meccanismi.

Abbiamo tuttavia cercato, e cerchiamo ancora, di vivere (e non di sopravvivere) ogni giorno con l’intenzione di non arrenderci allo sconforto e di afferrare ciò che di bello la vita ci offre.

A sostenere il nostro cammino – oltre ai medici che seguono nostra figlia – la più grande e potente forza al mondo: l’amore che abbiamo per lei e per la vita.

Concludo con una citazione che mi sta particolarmente a cuore, estratta dal “Piccolo principe” dello scrittore francese Antoine de Saint Exuperie:

《《《…..Non ti chiedo né miracoli né visioni

ma solo la forza necessaria per questo giorno

…Rendi più consapevoli le mie scelte nell’uso del mio tempo

Donami di capire ciò che è essenziale e ciò che è soltanto secondario…

Aiutami a far fronte, il meglio possibile, all’immediato

e a riconoscere l’ora presente come la più importante

Dammi di riconoscere con lucidità che le difficoltà e i fallimenti che accompagnano la vita sono occasione di crescita e maturazione

Fa’ di me un uomo capace di raggiungere coloro che hanno perso la speranza

E dammi non quello che io desidero

ma solo ciò di cui ho davvero bisogno

Signore, insegnami l’arte dei piccoli passi…》》》

2018-11-22T11:16:43+00:00