20 novembre: Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Cosa si prova ad essere un Clown di corsia FANEP?
Se vi dovessi rispondere in una sola frase direi: “Un insieme di piacevoli emozioni.”
In realtà una sola frase è troppo riduttiva per esprimere questa mia splendida esperienza di vita cominciata due anni fa.
Al traguardo dei cinquant’anni ognuno di noi si fa un regalo. Io, con la spinta di mia moglie mi sono fatto questo.
Lo desideravo da tempo, tanto tempo, ma gli incastri della vita spesso ti limitano le possibilità di fare alcune cose. Ora ci sono riuscito.
Quindi, prima il corso per diventare volontario Fanep, poi il corso Clown e poi finalmente si entra in reparto!
Come il primo bacio e il primo amore, la prima volta in reparto non si può dimenticare.
Inizio impacciato, poi pian piano, insieme alla complicità dei tuoi compagni, viene fuori il clown che c’è in te ed è un crescendo di parole, gesti, sorrisi ed emozioni. Ti sblocchi ed inizi a vivere novanta minuti in una nuova dimensione. I clown, i bambini, i genitori, i parenti, lo splendido personale sanitario.
Da quel momento è stato un susseguirsi di quello che all’inizio ho chiamato un insieme di piacevoli
emozioni.
E’ un’emozione il papà che, mentre stai uscendo perchè il turno è finito, ti ferma nel corridoio e ti stringe la mano dicendoti: “grazie, mia moglie mi ha detto che avete fatto ridere il mio bimbo e anche lei.
“Ne avevano bisogno!” Lo saluto con un abbraccio, un sorriso e il groppo in gola.
E’ un’emozione il bimbo di forse tre anni che ama farsi trasportare dalla mamma sul treppiede della flebo e quando ti vede, si ricorda di te e ti corre incontro gioioso e ti regala un bacio sulla guancia.
E’ un’emozione saltellare per il corridoio con uno stuolo di bambini facendo attenzione a non perstare le righe tra le piastrelle perchè lo sanno tutti che, se le calpestiamo, si fanno male.
E’ un’emozione farsi prendere in gito da “X” che mi comunica con il suo tablet.
E’ un’emozione salire e scendere con la mia amica “y” lungo il corridoio cantando canzoni inventate o suonate da un gioco preso in reparto.
E’ un’emozione la pernacchio del piccolo “N”. Così come il sorriso e la gioa che la mamma ci regala. Lei
a noi, lo capite questo?
E’ un emozione quando la la mia dolce amica “Z” da una stella con il suo ciuffo fucsia mi dice “stai zitto, sei brutto!”
Non so se potevo dire e condividere questa cosa, ma la sua mamma lo sa quanta gioia mi ha dato e quanti sorrisi riesce tuttora a rubarmi e regalarmi.
Si, proprio i sorrisi. Ci pagano così.
Noi con il carico di sorrisi ed emozioni viviamo poi una settimana fantastica.
Grazie Sant’Orsola di Bologna.
Grazie Fanep.
Grazie Clown.

Grazie a tutti i bambini del mondo e a chi da adulto riesce ad esserlo ancora con loro.
Ne hanno bisogno. Ne abbiamo bisogno.

Fabio Vignoli. Clown e volontario Fanep

Maria, era solo fame d’amore

Tre punti, perché voleva farla finita. Tre linee, da seguire nell’oscurità. Tre punti, da cui ricominciare. Nessun codice Morse avrebbe potuto intercettare il grido di aiuto di Maria, se quell’SOS non fosse stato vergato su carta, colori e ombre, da mani docili e coraggiose. Il cuore chiuso in gabbia, la chiave custodita sopra la lingua, la bocca serrata e rigata dalle lacrime. Le emozioni entrano ma non escono, il cibo è un nemico, il corpo si consuma. E’ una malattia viscida e infingarda, che lega le mani e tarpa le ali, spegne la gioia. Si chiama anoressia e a volte ti porta via. Ma non Maria, nome di fantasia, che ha liberato se stessa ed è tornata a vivere.

Non Maria, che nasce in un paese nella campagna di Bologna, cullata tra i campi, dove germogliano passioni e un’intelligenza limpida fiorisce nel silenzio di casa. La mamma, il papà, un fratello, tanti, tantissimi libri, fedeli compagni di viaggio, amici che non deludono mai.

E’ minuta Maria, un piccolo scrigno prezioso pieno di perle: attenti a non calpestarle; potreste farle male…

Perché sotto quei capelli arruffati, quell’aria da bambina più piccola della sua età, si nasconde un cuore di cristallo, che non va sporcato.

Non deve essere sporcato. Da niente e da nessuno. Non deve. E’ chiaro?

Le parole hanno un peso, un sapore, un colore. Quelle brutte, le parolacce, non si abbinano a un’anima trasparente. E non vanno dette. Mai.

Senti! Senti gli altri compagni come si esprimono, e sono solo alle scuole medie! Bene, bravi!

No, con loro Maria non parla. Lei preferisce giocare in giardino, leggere e disegnare. Nelle mani ha un talento unico, un megafono per le parole impronunciabili, un tratto che distingue ciò che le fa bene da ciò che la ferisce…

“Sei brutta!”.

….

“Sì, dico a te! Sei brutta! Fai schifo!”.

Maria incassa. Per fortuna ci sono le sue amiche, quelle con cui ha legato in prima media. Dopo le vacanze estive chissà quante cose avranno da raccontarle…

“Ciao!”.

….

“Ragazze? Sono Maria! Cosa succede!”.

“Niente. Scusa, abbiamo da fare”.

Lo senti questo rumore? E’ il suono del cristallo quando si crepa… ed è molto pericoloso… è molto fragile…

“Ahah, eccola lì… oh, aspetta… ehi, Maria! Sì, dico a te, Maria! Mamma mia, ti sei vista? Copriti la faccia! Ahahah…”.

A coprirsi è però il cuore. Un cielo nero si staglia all’orizzonte, quelle nuvole non lasciano presagire niente di buono…

La professoressa di italiano non fa sconti.

“Gli unici voti buoni sono quelli dall’8 in su”.

Troppa pressione, troppo peso, troppe voci.

Quella che rimbalza nella mente è la più severa, la più rigida.

“Maria devi studiare. Capito?”.

“Sì, ma sono stanca”.

“Non mi interessa”.

“Ma il corso di danza?”.

“Non mi interessa”.

Serve uno sfogo, serve al più presto. Forza!

“Mamma, i miei compagni di classe mi prendono in giro!”.

“Lasciali parlare. Non ti curare di loro”.

L’amore della famiglia, però, è uno scudo troppo fragile. Il mondo reale, quello dei compagni di classe, sa essere molto più cinico, a volte persino crudele.

“Maria, vuoi cambiare scuola?”.

“No! Questo no!”.

Se solo sapeste quale bellezza si nasconde dietro quegli occhiali, dentro a quel busto ortopedico…

Lo so, voi non lo sapete. Il problema è che non lo sa nemmeno Maria, che lentamente, inesorabilmente, inizia a scivolare in fondo, sempre più in fondo…

Anche perché alla mattina va a scuola, al pomeriggio cerca di dormire e alla notte studia. Tanto, troppo, sempre di più.

La depressione la sorprende negli intervalli tra un pianto e l’altro: erano anni che la aspettava, ora è il suo momento.

“Signora, non si preoccupi, gli adolescenti sono sempre un po’ cupi”.

La professoressa che ha convocato la madre di Maria ha parole rassicuranti. Purtroppo non ha capito la portata del problema. Ormai è solo questione di tempo…

I castelli di carta, costruiti tra le pagine dei libri, cominciano a traballare, mentre la tempesta si avvicina. Lacrime di pioggia appiccicano i sogni, che si sciolgono mischiati all’inchiostro.

Nella vita reale non ci sono draghi volanti, i cacciatori non rincorrono gli aquiloni e le uniche memorie che interessano ai professori non sono quelle di una geisha, ma quelle di una studentessa che davvero non ne può più. Se solo riuscisse a dirlo, se solo facesse uscire quelle emozioni…

La rabbia si gonfia, si allarga nello stomaco, sale fino alla gola e arriva agli occhi.

“Non lo vedi come sono grassa?”.

“No Maria, sei sempre molto magra”.

“Non è vero! Come fai a non vederlo?”.

La dispercezione visiva è subdola, si è alleata con la depressione ed entrambe sanno dove vogliono portare Maria…

… magari in Francia, a Le Mans, in un viaggio di scambio di una classe terza superiore del liceo scientifico Copernico.

In valigia si insinuano anche i mostri che da qualche tempo tormentano Maria.

“Non sei perfetta…”.

“Se ti arrabbi con i tuoi compagni, sei una cattiva persona…”.

“Sei solo un pesce di ferro, nessuno ti vede e sei destinato ad affondare nel mare…”.

“Noi siamo i tuoi lati oscuri e non ti libererai mai di noi…”.

I sensi di colpa diventano incontrollabili. Maria cerca di assottigliarli marciando per chilometri e chilometri ogni giorno; senza più cibo, sono destinati a morire. Ma con loro anche tu, Maria…

“Meglio. Non mi interessa”.

“Maria, vuoi ancora un altro po’ di olio?”.

“No grazie”, il sorriso è tirato, la mascella quasi serrata.

“Ancora un po’ di formaggio? Ho fatto una buonissima torta col burro!”.

“Va bene… se proprio insiste…”.

Il boccone della vergogna è il più amaro. Servono lacrime di fiele per ammorbidirlo nel buio della notte.

“Ma domattina niente colazione. E regalerò il pranzo ai miei compagni”.

Il proposito è fermo. Nessuno se ne accorgerà. Solo la bilancia, che reclina la “testa” da un lato in segno di resa.

Neanche l’amore della famiglia può fare qualcosa.

“Basta!!! Vi ho detto che ho già mangiato!”.

“Ma è solo un po’ di verdura!”.

“Va benissimo così!!!”.

“Maria… stai scomparendo…”.

Meglio. E’ proprio quello che vuole. Dissolversi nel silenzio, lei è solo uno stupido e insignificante oggetto su questa Terra…

Ormai non studia nemmeno più; serve una buona scusa per evitare di passare i compiti ai compagni che la sfruttano solo per quello.

“Peccato Maria, la tua media sta scendendo”, affondano i professori.

Anche il peso. Troppo.

L’insegnante di matematica e fisica finalmente comprende il problema

“Maria, perché non provi a fare due chiacchiere con un professore del Sant’Orsola? Si chiama Emilio Franzoni, ne ho sentito parlare molto bene, forse ti può aiutare…”.

“Va bene…”.

Il Professor Emilio Franzoni

Nel reparto di Neuropsichiatria Infantile, il professore è seduto alla sua scrivania, gli occhi traboccanti umanità, la voce accogliente.

“Ciao Maria. Come stai? Raccontami tutto, ti ascolto…”.

Le parole fluiscono spontanee fino a quando… clic… qualcosa si è aperto… le emozioni iniziano lentamente a uscire… forse c’è luce in fondo al tunnel…

O forse no.

“Non mi sopporto più. Voglio solo distruggermi. E andrò fino in fondo”.

Maria scivola ancora più in basso. L’unica sua soddisfazione è consumarsi. Prima delle visite di controllo in ospedale, beve due litri d’acqua per ingannare i medici e la bilancia.

“Maria, così non va bene”.

“Proverò a cambiare, professore…”.

“Lo spero…”. Le bugie si fiutano da lontano…

Ora basta. Serve il ricovero in Day Hospital, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle 17.

“No! Non voglio! A scuola resterò indietro con il programma! I miei voti! La mia media!”.

Già, la media. Una vera ossessione. Il ricovero è coatto.

“Non c’è più niente da fare, non è stata colpa mia”.

Nella sua resa, Maria si sente insolitamente sollevata dopo tanto tempo. Lo stomaco si rilassa e lascia spazio a nuovi incontri.

“Vuoi una bustina di olio?”.

“Ehm… va bene… grazie…”.

Le psicologhe che assistono ai pasti trasmettono calore, così la colazione, la merenda, il pranzo e la merenda pomeridiana diventano piacevoli momenti conviviali, non sfide all’ultimo sangue con il cibo. Poi c’è spazio per i laboratori di scrittura creativa, quelli di arte terapia, lo yoga e naturalmente le lezioni. Gli insegnanti arrivano in reparto e capiscono in fretta quanto la mente di Maria sia brillante.

Lei adora il venerdì. Si commentano criticamente le notizie riportate dai giornali, anche se parlare in mezzo alle altre persone crea ancora qualche fastidio.

Sei mesi di ricovero sono una palestra di vita e una ricerca interiore. Maria comprende di avere bloccato lo sviluppo del suo corpo per il terrore di crescere; all’esterno non poteva trovare il nido caldo in cui era cresciuta. In Day Hospital si sente protetta, perché ha la percezione di avere il controllo di tutto, anche di quello che mangia, pur con la minaccia dell’uso del sondino.

La porta di uscita del Sant’Orsola si apre ad agosto. Manca un mese all’inizio della quinta superiore e dopo avere trascorso la quarta in ospedale, Maria non vede l’ora di rientrare a scuola.

“… Sempre che tu ce la faccia… perché sei inadeguata… lo sei sempre stata…”.

La malattia è subdola e impietosa…

Ancora chilometri a bruciare le calorie e le speranze di un ritorno alla vita di prima, il peso precipita di nuovo e un nuovo nemico si presenta alla porta: gli attacchi di panico.

La gola si stringe, il cuore impazzisce, “basta, voglio morire”.

Il ricovero è ancora obbligatorio.

“Non voglio! Sono maggiorenne!”.

Ma le porte della clinica si aprono e si chiudono. Per undici, lunghi mesi. Maria ne uscirà matura, con una valutazione di 97 su 100, e dire che, se non fosse stato per l’insegnante di matematica e fisica del Copernico, non avrebbe nemmeno sostenuto l’esame!

La vita va avanti. Deve andare avanti. La scuola è finita, inizia il percorso universitario, ma la malattia resta appiccicata alla mente e… ai polmoni!

Uno pneumotorace richiede un nuovo ricovero ospedaliero… serve un intervento… dopo l’anestesia il cuore di Maria rallenta… sempre di più… sempre più piano…

Dorme per tre giorni.

Al risveglio non riesce a muovere le gambe. Vorrebbe piangere, se solo avesse la forza di farlo.

Per la prima volta, ha veramente paura di morire…

Chiude gli occhi e, nel buio, vede i compagni dell’Università, nuovi amici che non la giudicano e la emarginano, le vogliono bene. I ricordi felici in famiglia danno una spinta verso il sole.

Ad attenderla c’è di nuovo il professor Franzoni, nel ventre della Fanep.

“Ora sono a casa…”.

No, è l’ospedale. Nel terzo ricovero Maria raggiunge il peso più basso di sempre. Prima di dormire si rivolge alla dottoressa Malaspina con un filo di voce… “Spero di svegliarmi, domattina”.

Il medico ricambia con un sorriso e le stringe la mano: “Certamente, non avere paura”.

Questa volta la strada è giusta. I mostri perdono vigore, gli uccelli e i pesci di ferro lasciano il posto a distese verdeggianti che accolgono le imperfezioni; il cuore, custodito in una teca, è avvolto tra le mani in attesa di essere rimesso al centro del petto.

Maria non ha ancora vinto la guerra, ma si è aggiudicata molte battaglie.

“Ora sono felice perché il mio cuore non corre fino a travolgermi e non zoppica nel sonno.

Alla Fanep ho imparato che voglio essere leggera, non come peso, ma nel modo di affrontare la vita, accettando i momenti di gioia come i periodi difficili.

L’equilibrio e la flessibilità non sono sinonimi di superficialità ed è possibile aprirmi agli altri senza farmi invadere, annullando i miei desideri.

Posso fidarmi delle persone, perchè so che, anche se sarò ferita, potrò rialzarmi.

Posso accettare i miei spigoli, i miei difetti, i miei limiti, senza pretendere di avere sempre il controllo.

Posso fare esperienza del mondo, senza essere schiacciata dalle paure.

E posso avere coraggio. Ho deciso di parlare e di raccontare la mia storia perché tante ragazze che hanno vissuto la mia situazione sapessero che possono sconfiggere questa malattia.

Ringrazio chi mi è stato sempre vicino, la mia famiglia, i miei nuovi amici, il professor Franzoni, la Fanep. Ora so che posso farcela”. Perché quella di Maria, in fondo, era solo fame d’amore.

Damiano Montanari

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Ciao Maestra Beppa

Il suo nome era Giuseppina Calzati, ormai da sempre   chiamata “Maestra Beppa” in quanto aveva insegnato alle scuole elementari dell’ospedale Gozzadini, tra le prime in Italia ad introdurre la scuola statale in Ospedale. Poi, andata in pensione, si era unita ai volontari della Fanep, dedicandosi molto alla raccolta fondi attraverso l’assidua presenza alle “bancarelle”. Il suo sorriso e la sua pazienza erano stimolo e sostegno per tutti noi. Poi cambiò il suo soprannome quando ad un raduno in clinica per festeggiare l’Epifania, Andrea Mingardi ebbe la geniale idea di coniare quel soprannome che si sarebbe portata dietro per il resto dei suoi anni: BEFANEP. Il 6 gennaio divenne la sua festa Un grande amore della sua vita da volontaria fu Maurizio Cevenini e i loro battibecchi durante le lotterie al Savoia, per le cene Fanep, diventarono famosi. Inoltre sapeva, con garbo, sgridare quando ce ne fosse bisogno e, il mio avere me lo sono preso anch’io, non poche volte. Esile figura, si aggirava senza disturbare nel reparto di Neuropsichiatria infantile intrattenendosi con i suoi bambini e i loro genitori ascoltando e rincuorando laddove ce ne fosse bisogno. Piccola, Grande Donna non potremo dimenticarti e resterai sempre nei nostri cuori.

Emilio Franzoni

2 Aprile: giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo

Cari genitori di bambini, adolescenti e giovani adulti affetti da autismo,

in questo momento difficile che ci vede tutti impegnati in una faticosa battaglia contro un nemico invisibile, sappiamo quanto sia la sofferenza vostra e dei vostri figli.

L’isolamento, la perdita delle normali abitudini di vita, del sostegno degli operatori che si occupano della riabilitazione, della scuola, porta ad un vuoto difficile da colmare.

Chi ha un disturbo di spettro autistico può essere spiazzato dal cambiamento delle abitudini e può vivere con ansia una costrizione ambientale.

L’impossibilità di comunicare un disagio accentua la sofferenza della persona e di chi vive con lei.

Noi siamo con voi, non vi dimentichiamo, se non possiamo incontrarci possiamo parlarci o anche vederci con i metodi utilizzati nella comunicazione a distanza,

vi ascoltiamo e continuiamo ad operare per la ricerca delle cause ancora nascoste di questa patologia.

La FANEP è con VOI.

Prof Antonia Parmeggiani
Neuropsichiatria Infantile

Lettera del Direttore di Neuropsichiatria Infantile Prof. D. M. Cordelli


In questo momento così critico, tutto è ancora più difficile per le persone fragili come i nostri bambini, ragazzi e le loro famiglie.

A loro e a tutti gli amici e volontari da sempre al nostro fianco, diciamo che la Neuropsichiatria Infantile è oggi più che mai presente.

Una parte del nostro personale infermieristico e medico lavora in questi giorni anche in altri reparti per aiutare il nostro Policlinico in questa durissima battaglia.

Nel contempo tutti, medici, infermieri, tecnici, personale di supporto e psicologi, con l’insostituibile supporto di FANEP, hanno continuato e continuano a rispondere ogni giorno, in ospedale o da casa, di persona o tramite telemedicina, ai bisogni di salute dei nostri pazienti e delle nostre famiglie, che questa maledetta epidemia non ha certo lenito.

Ringrazio di cuore tutti per il grande senso di responsabilità e del dovere.

Direttore Neuropsichiatria Infantile                                                                                                                           

Prof. D. M. Cordelli

Segreteria Fanep chiusa per ordinanza COVID-19

La segreteria Fanep per attenersi in modo scrupoloso al decreto del Presidente dei Ministri, da oggi fino a nuove disposizioni resterà chiusa al pubblico.

La cosa ci dispiace molto, ma è necessario contenere, anche con misure restrittive la diffusione del COVID-19.

Siamo raggiungibili come sempre attraverso i canali social, e email a info@fanep.org.

Cerchiamo di essere prudenti, e di rispettare tutti le norme che ci sono state illustrate.

I mercatini FANEP

I Volontari FANEP organizzano ogni anno dei bellissimi MERCATINI per le campagne di PASQUA e NATALE a sostegno dei progetti in ospedale.

Il Nostro commento sul caso del giovane Lorenzo

Negli ultimi giorni la CRONACA ha raccontato una tragica storia, quella di Lorenzo. Lorenzo, che si ammala a 14 anni, mangia sempre meno, è affetto da un disturbo dell’alimentazione. I Genitori di Lorenzo hanno raccontato che il ragazzo si mostrava collaborativo con i medici, ma nonostante questo, continuava a non curarsi. Durante i ricoveri, una volta maggiorenne firmava per essere dimesso. 

Da maggiorenne era libero di decidere. I genitori disperati dalla sua morte hanno affermato che : “Mancano le strutture pubbliche, così le famiglie vengono lasciate sole”.

In merito a questa tragica storia, abbiamo deciso di dire qualcosa per esprimere innanzitutto la nostra solidarietà alla famiglia di Lorenzo, e raccontare la nostra esperienza attraverso l’impegno quotidiano dei nostri professori e di tanti operatori.

“Desideriamo manifestare innanzitutto la nostra vicinanza ai genitori di Lorenzo in questo momento di dolore e comprendiamo le grandi difficoltà in cui si trovano i pazienti e le famiglie dei pazienti affetti da queste patologie.”

Afferma la Prof.ssa Antonia Parmeggiani, Responsabile del Programma del CENTRO REGIONALE Emilia Romagna per i Disturbi dell’Alimentazione.

“I Disturbi dell’Alimentazione sono ancora poco conosciuti e riconosciuti come malattie gravi e potenzialmente letali, anche all’interno del mondo sanitario.

Il ricovero ospedaliero in centri specializzati è un presidio salvavita, non va mai dimenticato.
L’epidemia di Disturbi dell’Alimentazione è in continua crescita e coinvolge bambini e ragazzi in età sempre più precoce e il numero dei maschi è in costante aumento. 

Abbiamo nella nostra Regione un buon sistema di cura e il nostro centro regionale presso il Policlinico S.Orsola è sicuramente un nodo fondamentale e insostituibile per la cura di questi disturbi anche per famiglie provenienti da fuori regione. 

È importante comunque sottolineare come l’approccio multidisciplinare che è la base della cura di questi disturbi richieda risorse continue che nella nostra realtà sono state e sono garantite in buona parte grazie all’insostituibile supporto dell’associazione FANEP Onlus. 

Il nostro Centro Regionale per i Disturbi dell’Alimentazione, prende in cura bambini e ragazzi di età compresa tra 0 e 18 anni. Il Centro è collocato nell’Azienda Ospedaliero Universitaria del Policlinico S. Orsola-Malpighi, all’interno dell’UO di Neuropsichiatria Infantile e dispone di 6 letti di degenza ordinaria, di un Day Hospital che vede normalmente 10 pazienti ricoverati, e di un ambulatorio attivo tutte le mattine con possibilità di prenotazione di prima visita anche a CUP. 

Abbiamo accessi ambulatoriali anche di piccoli pazienti nei primi anni di vita con problematiche alimentari (la diagnosi precoce è importante) come anche di adolescenti che, oltre al disturbo dell’ alimentazione, spesso presentano in comorbidità altre psicopatologie come ansia, depressione, disturbi della relazione e comunicazione, DSA.

Il reparto di degenza ordinaria è fondamentale per il ricovero di pazienti in condizioni metaboliche gravi che spesso accedono anche in Pronto Soccorso per severi stati di denutrizione e di disidratazione. Attualmente siamo in soprannumero come ricoveri, 8 persone ricoverate contro 6 posti letto, con due ragazze adulte una delle quali in gravi condizioni metaboliche. 

Il Day Hospital rappresenta un altro servizio molto importante perché permette di rafforzare un percorso che si è strutturato durante il ricovero, inoltre permette di prendere in carico il paziente rendendo possibile l’attuazione di una sperimentazione psico-nutrizionale a domicilio in ambito familiare. Il nostro lavoro è formalmente svolto da una equipe multidisciplinare caratterizzata da medici neuropsichiatri infantili e pediatri,  psicologi, dietisti, infermieri, operatori socio sanitari, educatori che si avvicendano nei vari servizi di ricovero, Day Hospital e ambulatorio. 

Nel nostro lavoro è fondamentale occuparsi anche delle famiglie dei pazienti affetti da Disturbo dell’Alimentazione (DA) e ciò viene svolto abitualmente da psicologi con competenze in Psicoterapia Sistemico-Relazionale durante i periodi di ricovero sia in reparto che in Day Hospital. 

Si auspica la possibilità di ripresa, attraverso un progetto che preveda la disponibilità di fondi, di potere supportare anche i gruppi di famiglie dei pazienti afferenti all’ambulatorio, come si faceva un tempo. 

Le attività svolte nei nostri servizi hanno l’obiettivo di offrire ai pazienti un intervento multidisciplinare clinico, psicologico, nutrizionale e riabilitativo garantito dalle competenze professionali del personale. L’approccio è focalizzato sulla centralità della persona.“

Antonio Lannutti, Consigliere FANEP, è invece tra i promotori della giornata del FIOCCHETTO LILLA e del progetto “ I GENITORI ACCOLGONO I GENITORI” che grazie alla forza di volontà di padri e madri come lui colpiti dalla malattia, cerca di accogliere le famiglie dei pazienti appena ricoverati, con l’obiettivo di aiutarle e ascoltarle mentre stanno vivendo una situazione drammatica di solitudine e angoscia, per offrire la propria testimonianza ed affiancarle nell’intero percorso di ricovero offrendo anche momenti di confronto sulla gestione della quotidianità.

“Siamo nel 2020” – spiega Antonio  “e la notizia che non siamo stati capaci di salvare un nostro figlio di 20 anni ci sconvolge.

Siamo vicini alla famiglia di Lorenzo e supportiamo l’urlo che lancia perché si è sentita abbandonata.
Tante, prima di essa, hanno urlato, e sono state lasciate sole.

Ma si sa, di questi tempi le urla rimangono poco tempo nelle orecchie e dopo qualche giorno tutto è come prima.

È vero anche che le strutture pubbliche di cura non sempre sono adeguate su tutto il territorio nazionale e a volte è molto complesso riuscire ad accedervi.

Però, queste, anche se fossero efficientissime, arriverebbero sempre troppo tardi, quando gran parte del danno è avvenuto.

Magari si scongiura la morte, ma spesso rimangono persone molto fragili o con invalidità procurata dalla malattia.

La vera soluzione sta nella prevenzione e nell’intervento precoce e ‘capire’ perché questa società ‘produce’ ammalati di DA.

La conquista formidabile del ‘Fiocchetto Lilla’ è stato il riconoscimento della Giornata ad esso dedicato. Il riconoscimento fa carico alle Istituzioni, ognuno per le sue competenze, di fare informazione sui DA.

Da ciò si evince che le informazioni devono essere rivolte a chi ‘sta bene’, perché tutti devono essere in grado di riconoscere ed intercettare i primi sintomi e tutti abbiano chiaro quali sono i percorsi da intraprendere per evitare gli aggravamenti.

È chi ‘sta bene’ che deve supportare le Associazioni che da anni ‘urlano’ questa necessità.

La presenza massiccia dei cittadini smuove le Istituzioni.

Sostenere progetti di prevenzione sappiamo che può evitare tantissimi disagi ai malati ed alle famiglie e costa molto meno al Sistema Sanitario Nazionale.”

Durante gli anni ’90 l’Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile dell’Azienda Ospedaliera di Bologna è stata ampliata attraverso la Lungimiranza del Professor Emilio Franzoni dando particolare attenzione ai disturbi del comportamento alimentare, che ai tempi erano ancora sconosciuti, il Prof Franzoni, infatti fu tra i primi ad intercettare ed evidenziare la problematica del DA alla comunità scientifica.

Oggi la Neuropsichiatria Infantile del Policlinico S.Orsola Malpighi rappresenta un punto di riferimento a livello Nazionale ed è diretta dal Prof Duccio Maria Cordelli,  grazie al sostegno di FANEP ONLUS è stato ampliato l’annesso il CENTRO REGIONALE per i Disturbi del Comportamento Alimentare, una struttura a direzione universitaria, uno dei pochi centri ospedalieri con un’equipe multidisciplinare specializzata nei Disturbi dell’Alimentazione, sotto la guida della Prof.ssa Antonia Parmeggiani Responsabile del Programma.

Sanremo Insieme

Il 20 Febbraio 2020 al Cinema Teatro Tivoli Bologna

siete tutti invitati a intraprendere un viaggio, un viaggio lungo 70 anni, fatto di canzoni, aneddoti e curiosità sul più grande Festival del nostro paese, #Sanremo.

Tra storie, canzoni, sorprese e tante risate ci catapulteremo in un mare di musica e ricordi dell’Italia degli ultimi 70 anni.

Insieme al DUO IDEA e Marino Bartoletti, sarà presente sul palco il gruppo NILLA GOES TO HOLLYWOOD

Siamo orgogliosi di far parte di quest’evento, che ci divertirà con un obiettivo nobile come quello di sostenerei alcuni dei nostri più importanti progetti!

Per info e prenotazioni

info@fanep.org
Tel. 051346744

TE LO DICO IN POESIA

I EDIZIONE PREMIO LETTERARIO DI POESIA
del FIOCCHETTO LILLA #telodicoinpoesia
Il concorso è inserito negli eventi del #fiocchettolilla FANEP del 2020.

La FANEP si prefigge di capire attraverso gli eventi se l’ascolto fra le persone è adeguato. I professionisti ne spiegheranno scientificamente l’importanza; le persone, invece, verranno invitate ad un linguaggio e ad un ascolto più attento. La poesia è sembrato uno strumento molto adatto all’uopo in quanto è capace di vestire i sentimenti di suoni (parole e musica) ed è adatta a catturare l’attenzione dell’ascoltatore e a predisporlo all’ascolto. Forse non è un caso se l’innamorato diventa poeta.
Per questo motivo indìce un concorso di poesia.

REGOLAMENTO
Il concorso è aperto a tutti e la sua partecipazione gratuita è considerata volontaria collaborazione con FANEP per le sue attività istituzionali. È riservato ai maggiorenni ed ai minori col consenso di un genitore.

1) SEZIONE UNICA: Poesia
Spedire 1 poesia, non superiore a 36 versi, in lingua italiana oppure dialettale o di altra lingua purché accompagnata dalla traduzione in lingua italiana.
Quattro categorie:
• Junior (Scuole Primarie) • Ragazzi (Medie inferiori)
• Giovani (Scuole Superiori) • Adulti.

2) COME CONSEGNARE LA POESIA
Gli elaborati devono essere consegnati entro e non oltre il 15 febbraio 2020.
Le categorie Junior, Ragazzi e Giovani, consegneranno le poesie attraverso i loro Istituti scolastici che garantiranno il consenso genitoriale, ove necessario.
Gli Adulti invieranno direttamente gli elaborati, in forma anonima e formato .doc all’indirizzo mail
telodicoinpoesia@fanep.org, unitamente alla scheda di partecipazione contenente i dati anagrafici dell’autore. Si ricorda che i componimenti non verranno restituiti.

3) GIURIA
FANEP ha tutt’ora in corso le nomine, di cui darà pubblicamente seguito attraverso i canali Social e sito istituzionale. Tutte le opere raccolte verranno valutate dai membri della Giuria, che ne decreterà i 4 vincitori. Tutte le altre saranno considerate a pari merito. Il giudizio deliberato sarà insindacabile ed inappellabile.

4) ANTOLOGIA
In memoria del concorso, verrà pubblicata un’antologia che FANEP metterà a disposizione del pubblico dietro una offerta minima destinata alla FANEP stessa per le sue attività istituzionali.
La FANEP si riserva di poter utilizzare i testi, anche in futuro, solo per i suoi fini benefici istituzionali, senza che gli autori abbiano alcunché a pretendere. Resta anche inteso che i diritti delle opere rimarranno di esclusiva proprietà degli autori.

5) RISULTATI
I risultati del concorso saranno pubblicati sul sito FANEP, sulla pagina Fiocchetto Lilla CSPT e comunicati ai vincitori tramite contatto telefonico o e-mail. L’organizzazione non si assume alcuna responsabilità su eventuali plagi, dati non veritieri, violazione della privacy o di qualunque altro atto non conforme alla legge compiuto dall’autore.

6) PREMIAZIONE e PREMI
Le quattro poesie vincitrici verranno declamate il 15 Marzo 2020 nella giornata Istituzionale del Fiocchetto Lilla durante la consueta Festa di Beneficenza a favore della FANEP. La premiazione, invece, avverrà sabato 21 Marzo 2020 presso la Biblioteca Comunale di CSPT in occasione della Giornata Mondiale della Poesia, in collaborazione con la Biblioteca stessa e il Comune di Castel San Pietro Terme.
Tutti i vincitori riceveranno una pergamena, mentre tutti gli altri autori che si presenteranno alla cerimonia di premiazione riceveranno un attestato per aver partecipato all’iniziativa che aiuta FANEP nella sua attività di supporto ai bambini e ragazzi ricoverati al Gozzadini.
I primi classificati delle Categorie Junior, Ragazzi e Giovani riceveranno un ulteriore premio da destinare all’istituto scolastico di provenienza. I premi consistono in tre buoni di € 100,00 donati dalla Fondazione
“I Fiori del Bene Pierluigi Tozzi “ (adozioni a distanza), da spendere in cartolerie e librerie individuate di Castel San Pietro Terme. I premi verranno consegnati al vincitore o ad un suo delegato.

Tutti i partecipanti verranno menzionati (salvo diniego per iscritto) sui canali dell’Associazione e sulla pagina del Fiocchetto Lilla di Castel San Pietro Terme.
La partecipazione al concorso implica l’accettazione di tutte le clausole contenute nel regolamento e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali, di cui si garantisce l’utilizzo esclusivamente ai soli fini istituzionali ai sensi del D.lgs. 196/2003 e del nuovo regolamento GDPR UE 679/2016.
Per qualsiasi altra informazione è possibile scrivere a telodicoinpoesia@fanep.org

Scarica la schedi di iscrizione qui ??
https://drive.google.com/…/1OfkN_oq2r2Tf5jj7gZTJYilMuHmNia-x