Un percorso straordinario. Dalla sua voce.

Lo straordinario percorso di Maria (nome di fantasia) raccontato dal suo cuore e dai suoi disegni.

Quando sono loro a raccontarsi, noi non possiamo che condividere, lasciando a voi tutta l’emozione di ascoltarli.

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Maria, era solo fame d’amore

Tre punti, perché voleva farla finita. Tre linee, da seguire nell’oscurità. Tre punti, da cui ricominciare. Nessun codice Morse avrebbe potuto intercettare il grido di aiuto di Maria, se quell’SOS non fosse stato vergato su carta, colori e ombre, da mani docili e coraggiose. Il cuore chiuso in gabbia, la chiave custodita sopra la lingua, la bocca serrata e rigata dalle lacrime. Le emozioni entrano ma non escono, il cibo è un nemico, il corpo si consuma. E’ una malattia viscida e infingarda, che lega le mani e tarpa le ali, spegne la gioia. Si chiama anoressia e a volte ti porta via. Ma non Maria, nome di fantasia, che ha liberato se stessa ed è tornata a vivere.

Non Maria, che nasce in un paese nella campagna di Bologna, cullata tra i campi, dove germogliano passioni e un’intelligenza limpida fiorisce nel silenzio di casa. La mamma, il papà, un fratello, tanti, tantissimi libri, fedeli compagni di viaggio, amici che non deludono mai.

E’ minuta Maria, un piccolo scrigno prezioso pieno di perle: attenti a non calpestarle; potreste farle male…

Perché sotto quei capelli arruffati, quell’aria da bambina più piccola della sua età, si nasconde un cuore di cristallo, che non va sporcato.

Non deve essere sporcato. Da niente e da nessuno. Non deve. E’ chiaro?

Le parole hanno un peso, un sapore, un colore. Quelle brutte, le parolacce, non si abbinano a un’anima trasparente. E non vanno dette. Mai.

Senti! Senti gli altri compagni come si esprimono, e sono solo alle scuole medie! Bene, bravi!

No, con loro Maria non parla. Lei preferisce giocare in giardino, leggere e disegnare. Nelle mani ha un talento unico, un megafono per le parole impronunciabili, un tratto che distingue ciò che le fa bene da ciò che la ferisce…

“Sei brutta!”.

….

“Sì, dico a te! Sei brutta! Fai schifo!”.

Maria incassa. Per fortuna ci sono le sue amiche, quelle con cui ha legato in prima media. Dopo le vacanze estive chissà quante cose avranno da raccontarle…

“Ciao!”.

….

“Ragazze? Sono Maria! Cosa succede!”.

“Niente. Scusa, abbiamo da fare”.

Lo senti questo rumore? E’ il suono del cristallo quando si crepa… ed è molto pericoloso… è molto fragile…

“Ahah, eccola lì… oh, aspetta… ehi, Maria! Sì, dico a te, Maria! Mamma mia, ti sei vista? Copriti la faccia! Ahahah…”.

A coprirsi è però il cuore. Un cielo nero si staglia all’orizzonte, quelle nuvole non lasciano presagire niente di buono…

La professoressa di italiano non fa sconti.

“Gli unici voti buoni sono quelli dall’8 in su”.

Troppa pressione, troppo peso, troppe voci.

Quella che rimbalza nella mente è la più severa, la più rigida.

“Maria devi studiare. Capito?”.

“Sì, ma sono stanca”.

“Non mi interessa”.

“Ma il corso di danza?”.

“Non mi interessa”.

Serve uno sfogo, serve al più presto. Forza!

“Mamma, i miei compagni di classe mi prendono in giro!”.

“Lasciali parlare. Non ti curare di loro”.

L’amore della famiglia, però, è uno scudo troppo fragile. Il mondo reale, quello dei compagni di classe, sa essere molto più cinico, a volte persino crudele.

“Maria, vuoi cambiare scuola?”.

“No! Questo no!”.

Se solo sapeste quale bellezza si nasconde dietro quegli occhiali, dentro a quel busto ortopedico…

Lo so, voi non lo sapete. Il problema è che non lo sa nemmeno Maria, che lentamente, inesorabilmente, inizia a scivolare in fondo, sempre più in fondo…

Anche perché alla mattina va a scuola, al pomeriggio cerca di dormire e alla notte studia. Tanto, troppo, sempre di più.

La depressione la sorprende negli intervalli tra un pianto e l’altro: erano anni che la aspettava, ora è il suo momento.

“Signora, non si preoccupi, gli adolescenti sono sempre un po’ cupi”.

La professoressa che ha convocato la madre di Maria ha parole rassicuranti. Purtroppo non ha capito la portata del problema. Ormai è solo questione di tempo…

I castelli di carta, costruiti tra le pagine dei libri, cominciano a traballare, mentre la tempesta si avvicina. Lacrime di pioggia appiccicano i sogni, che si sciolgono mischiati all’inchiostro.

Nella vita reale non ci sono draghi volanti, i cacciatori non rincorrono gli aquiloni e le uniche memorie che interessano ai professori non sono quelle di una geisha, ma quelle di una studentessa che davvero non ne può più. Se solo riuscisse a dirlo, se solo facesse uscire quelle emozioni…

La rabbia si gonfia, si allarga nello stomaco, sale fino alla gola e arriva agli occhi.

“Non lo vedi come sono grassa?”.

“No Maria, sei sempre molto magra”.

“Non è vero! Come fai a non vederlo?”.

La dispercezione visiva è subdola, si è alleata con la depressione ed entrambe sanno dove vogliono portare Maria…

… magari in Francia, a Le Mans, in un viaggio di scambio di una classe terza superiore del liceo scientifico Copernico.

In valigia si insinuano anche i mostri che da qualche tempo tormentano Maria.

“Non sei perfetta…”.

“Se ti arrabbi con i tuoi compagni, sei una cattiva persona…”.

“Sei solo un pesce di ferro, nessuno ti vede e sei destinato ad affondare nel mare…”.

“Noi siamo i tuoi lati oscuri e non ti libererai mai di noi…”.

I sensi di colpa diventano incontrollabili. Maria cerca di assottigliarli marciando per chilometri e chilometri ogni giorno; senza più cibo, sono destinati a morire. Ma con loro anche tu, Maria…

“Meglio. Non mi interessa”.

“Maria, vuoi ancora un altro po’ di olio?”.

“No grazie”, il sorriso è tirato, la mascella quasi serrata.

“Ancora un po’ di formaggio? Ho fatto una buonissima torta col burro!”.

“Va bene… se proprio insiste…”.

Il boccone della vergogna è il più amaro. Servono lacrime di fiele per ammorbidirlo nel buio della notte.

“Ma domattina niente colazione. E regalerò il pranzo ai miei compagni”.

Il proposito è fermo. Nessuno se ne accorgerà. Solo la bilancia, che reclina la “testa” da un lato in segno di resa.

Neanche l’amore della famiglia può fare qualcosa.

“Basta!!! Vi ho detto che ho già mangiato!”.

“Ma è solo un po’ di verdura!”.

“Va benissimo così!!!”.

“Maria… stai scomparendo…”.

Meglio. E’ proprio quello che vuole. Dissolversi nel silenzio, lei è solo uno stupido e insignificante oggetto su questa Terra…

Ormai non studia nemmeno più; serve una buona scusa per evitare di passare i compiti ai compagni che la sfruttano solo per quello.

“Peccato Maria, la tua media sta scendendo”, affondano i professori.

Anche il peso. Troppo.

L’insegnante di matematica e fisica finalmente comprende il problema

“Maria, perché non provi a fare due chiacchiere con un professore del Sant’Orsola? Si chiama Emilio Franzoni, ne ho sentito parlare molto bene, forse ti può aiutare…”.

“Va bene…”.

Il Professor Emilio Franzoni

Nel reparto di Neuropsichiatria Infantile, il professore è seduto alla sua scrivania, gli occhi traboccanti umanità, la voce accogliente.

“Ciao Maria. Come stai? Raccontami tutto, ti ascolto…”.

Le parole fluiscono spontanee fino a quando… clic… qualcosa si è aperto… le emozioni iniziano lentamente a uscire… forse c’è luce in fondo al tunnel…

O forse no.

“Non mi sopporto più. Voglio solo distruggermi. E andrò fino in fondo”.

Maria scivola ancora più in basso. L’unica sua soddisfazione è consumarsi. Prima delle visite di controllo in ospedale, beve due litri d’acqua per ingannare i medici e la bilancia.

“Maria, così non va bene”.

“Proverò a cambiare, professore…”.

“Lo spero…”. Le bugie si fiutano da lontano…

Ora basta. Serve il ricovero in Day Hospital, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle 17.

“No! Non voglio! A scuola resterò indietro con il programma! I miei voti! La mia media!”.

Già, la media. Una vera ossessione. Il ricovero è coatto.

“Non c’è più niente da fare, non è stata colpa mia”.

Nella sua resa, Maria si sente insolitamente sollevata dopo tanto tempo. Lo stomaco si rilassa e lascia spazio a nuovi incontri.

“Vuoi una bustina di olio?”.

“Ehm… va bene… grazie…”.

Le psicologhe che assistono ai pasti trasmettono calore, così la colazione, la merenda, il pranzo e la merenda pomeridiana diventano piacevoli momenti conviviali, non sfide all’ultimo sangue con il cibo. Poi c’è spazio per i laboratori di scrittura creativa, quelli di arte terapia, lo yoga e naturalmente le lezioni. Gli insegnanti arrivano in reparto e capiscono in fretta quanto la mente di Maria sia brillante.

Lei adora il venerdì. Si commentano criticamente le notizie riportate dai giornali, anche se parlare in mezzo alle altre persone crea ancora qualche fastidio.

Sei mesi di ricovero sono una palestra di vita e una ricerca interiore. Maria comprende di avere bloccato lo sviluppo del suo corpo per il terrore di crescere; all’esterno non poteva trovare il nido caldo in cui era cresciuta. In Day Hospital si sente protetta, perché ha la percezione di avere il controllo di tutto, anche di quello che mangia, pur con la minaccia dell’uso del sondino.

La porta di uscita del Sant’Orsola si apre ad agosto. Manca un mese all’inizio della quinta superiore e dopo avere trascorso la quarta in ospedale, Maria non vede l’ora di rientrare a scuola.

“… Sempre che tu ce la faccia… perché sei inadeguata… lo sei sempre stata…”.

La malattia è subdola e impietosa…

Ancora chilometri a bruciare le calorie e le speranze di un ritorno alla vita di prima, il peso precipita di nuovo e un nuovo nemico si presenta alla porta: gli attacchi di panico.

La gola si stringe, il cuore impazzisce, “basta, voglio morire”.

Il ricovero è ancora obbligatorio.

“Non voglio! Sono maggiorenne!”.

Ma le porte della clinica si aprono e si chiudono. Per undici, lunghi mesi. Maria ne uscirà matura, con una valutazione di 97 su 100, e dire che, se non fosse stato per l’insegnante di matematica e fisica del Copernico, non avrebbe nemmeno sostenuto l’esame!

La vita va avanti. Deve andare avanti. La scuola è finita, inizia il percorso universitario, ma la malattia resta appiccicata alla mente e… ai polmoni!

Uno pneumotorace richiede un nuovo ricovero ospedaliero… serve un intervento… dopo l’anestesia il cuore di Maria rallenta… sempre di più… sempre più piano…

Dorme per tre giorni.

Al risveglio non riesce a muovere le gambe. Vorrebbe piangere, se solo avesse la forza di farlo.

Per la prima volta, ha veramente paura di morire…

Chiude gli occhi e, nel buio, vede i compagni dell’Università, nuovi amici che non la giudicano e la emarginano, le vogliono bene. I ricordi felici in famiglia danno una spinta verso il sole.

Ad attenderla c’è di nuovo il professor Franzoni, nel ventre della Fanep.

“Ora sono a casa…”.

No, è l’ospedale. Nel terzo ricovero Maria raggiunge il peso più basso di sempre. Prima di dormire si rivolge alla dottoressa Malaspina con un filo di voce… “Spero di svegliarmi, domattina”.

Il medico ricambia con un sorriso e le stringe la mano: “Certamente, non avere paura”.

Questa volta la strada è giusta. I mostri perdono vigore, gli uccelli e i pesci di ferro lasciano il posto a distese verdeggianti che accolgono le imperfezioni; il cuore, custodito in una teca, è avvolto tra le mani in attesa di essere rimesso al centro del petto.

Maria non ha ancora vinto la guerra, ma si è aggiudicata molte battaglie.

“Ora sono felice perché il mio cuore non corre fino a travolgermi e non zoppica nel sonno.

Alla Fanep ho imparato che voglio essere leggera, non come peso, ma nel modo di affrontare la vita, accettando i momenti di gioia come i periodi difficili.

L’equilibrio e la flessibilità non sono sinonimi di superficialità ed è possibile aprirmi agli altri senza farmi invadere, annullando i miei desideri.

Posso fidarmi delle persone, perchè so che, anche se sarò ferita, potrò rialzarmi.

Posso accettare i miei spigoli, i miei difetti, i miei limiti, senza pretendere di avere sempre il controllo.

Posso fare esperienza del mondo, senza essere schiacciata dalle paure.

E posso avere coraggio. Ho deciso di parlare e di raccontare la mia storia perché tante ragazze che hanno vissuto la mia situazione sapessero che possono sconfiggere questa malattia.

Ringrazio chi mi è stato sempre vicino, la mia famiglia, i miei nuovi amici, il professor Franzoni, la Fanep. Ora so che posso farcela”. Perché quella di Maria, in fondo, era solo fame d’amore.

Damiano Montanari

www.logstories.com

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Una Famiglia Racconta

Disturbi del Comportamento Alimentare

Cosa significa aver a che fare con persone affette da disturbi alimentari? Chi può dare aiuto in situazioni difficili? La testimonianza di una famiglia che ha superato l’esperienza grazie ad un incontro con gli esperti, può fare luce su questo interrogativo. Questa Lettera coinvolgente è stata letta durante l’incontro che si è svolto presso Fanep Modena in occasione della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, un’esperienza difficile che ha però trovato soluzione….

Un percorso di costante impegno e crescita porta finalmente al cambiamento: nessuna battaglia è troppo grande da vincere, questa testimonianza è una delle tante dimostrazioni che la guarigione può avvenire, grazie al lavoro simbiotico di Ragazzi, Famiglie e Specialisti…

Lettera di una NeoVolontaria a Fanep

A  Fanep Onlus per i Suoi 35 Anni…

In occasione della celebrazione dei 35 anni dell’Associazione, mi ritrovo quasi casualmente ad essere tra voi, piccola piccola, umile ed entusiasta, quasi come ritrovarsi catapultata con zainetto e merendina al primo giorno di scuola. E, quanto più è potente un’emozione, tanto più è forte il desiderio di lasciarla impressa.

Scrivo quindi a tutti Voi, per aiutarVi a capire quanto è forte il percepito di chi oggi, in punta di piedi, impara a conoscerVi senza un vissuto di riconoscenza.

La mia storia, del tutto semplice e priva di dolore, nasce proprio da qui. Una vita familiare tranquilla, due figli e un lavoro importante, ma frenetico, che troppo chiede e poco concede. Arriva così un giorno la percezione che in tutta questa routine, soffrivo la mancanza del sapore dell’imperfezione, tipicamente legato allo “spessore umano”, al vivere per sentirsi vivo, all’amore fine a stesso, che non richiede spiegazioni.

Quanto di più vero può esserci nella ricerca interiore di un sentimento incondizionato verso il prossimo?

Non ho tardato a comprendere che avevo necessità di innestare più pace e meno indifferenza, più condivisione e meno egoismo.

Giungo a voi così, in un giorno di ricerca sul web. Nel buio dell’incertezza ho intravisto il lume di una candela accesa, la luce della speranza di “un mondo che non c’è”. Più leggevo di Voi e più trovavo risposte, fino ad arrivare alla lettura del progetto Ospedale Creativo, che ho letteralmente divorato.

Mi iscrivo immediatamente quindi, senza perdermi in lunghe riflessioni, al corso per diventare Volontario. Una forza nuova ha animato questa scelta e nonostante nulla del Vostro mondo mi fosse noto prima, ho capito che questa era la spinta che tanto cercavo. Non aspetterò più di avere tempo, né di aver messo in ordine ogni cosa, bensì offrirò linfa a questa nuova energia, proprio come una nuova vita senza età.

Inizia così per me un percorso densissimo di emozioni, dove ci è stato concesso di poter ascoltare Professionisti encomiabili, mossi quotidianamente da intense Passioni unite ad un profondissimo Interesse per il prossimo. Grazie a loro, è stato possibile toccare con mano molti aspetti e risvolti della Malattia, osservata da un lato con occhio Clinico e dall’altro con quello Umano. Insostituibili momenti poi sono stati cornice di un vero e proprio trasporto verso la solidarietà e la fragilità umana, ascoltando testimonianze di chi il problema o l’ha vissuto, o per sempre lo vivrà. Non dimenticherò le lacrime che ho lasciato scivolare senza più vergogna, una volta aperta la porta del cuore a chi l’Amore lo sa raccontare e diffondere davvero.

Il corso è terminato da qualche mese e proprio qualche giorno fa, ho avuto l’onore di poter entrare in reparto, per la prima volta.

Ricca del mio bagaglio di nozioni ed esperienze di vissuto, ero sicura di essere pronta per affrontare questo cammino.

Mi sbagliavo.

Muovere i primi passi in corsia, insieme a Voi, è un’emozione ancora più profonda di quanto potessi immaginare e a cui credo non si possano dare parole.

Respirare la stessa aria,

ascoltare gli stessi suoni,

vivere gli stessi luoghi,

è un regalo quasi troppo grande.

Condividere bambini e famiglie al Vostro fianco, con la dedizione, la gentilezza e l’immensa umanità che ho potuto toccare con mano, mi ha letteralmente allagato il cuore.

Sono sicura, oggi, di poter dire che tutti noi dovremmo, almeno una volta nella vita, poter scendere in campo e vedere da vicino ciò che rappresentate, per i bambini che soffrono, per la stessa malattia, per i genitori eroi e per lo stesso ospedale.

Ciò che si vive è una sottile linea di resistente felicità, che percorre ogni intenzione, ogni gesto, attraverso il sorriso che nasce dalla conoscenza profonda del dolore.

Ci si sente come trasportati, spinti a propria volta a donarsi attraverso piccoli atti compiuti con grande amore, il primo di tutti quello di porsi in ascolto.

Ho imparato ad osservare, ad accogliere, a farmi domande e a saper attendere.

Non ho più fretta di avere risposte perché nel cuore sento di aver ritrovato la pace.

Ho sempre creduto nella forza di un sorriso, ma fino ad ora non potevo sapere quanto fosse davvero capace di fare.

Se mi è concesso, nel ringraziare Tutti ma proprio Tutti coloro che collaborano attorno a questa mia nuova meravigliosa Famiglia, e nell’augurare all’Associazione di avere vita eterna, vorrei chiudere con una citazione che più rappresenta questo intensissimo momento di umanità.

Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo.

Cit. Mahatma Ghandi.

Con profonda stima

Barbara, neo-volontaria Fanep

Coldiretti per Fanep

Panettoni e Pandori di Grano Giorgione per Aiutare Fanep

Coldiretti in questa bella Iniziativa per sostenere Fanep e la sua importante Mission

Testimonianza DCA

Ritrovare la Voglia di Vivere

Questa testimonianza ci ha toccato, incontrare Ragazzi e Ragazzi in difficoltà vederli arrivare così fragili e poi osservarne i miglioramenti, la crescita emotiva e finalmente la ripresa è un’emozione indescrivibile.

Avvicinarsi a questi giovanissimi e farli uscire dal loro momento difficile è straordinario, Fanep si impegna per dare il massimo dei mezzi e delle Eccellenze mediche e quando un ragazzo o una ragazza ci lascia un messaggio del genere siamo Certi di aver fatto un Buon Lavoro!

Testimonianza Neuropsichiatria Infantile

Genitori che Ringraziano

Le Testimonianze sono Tutte importanti e fondamentali per il Lavoro di Fanep, cerchiamo di riportarle tutte perché sono il vero Riconoscimento dell’impegno, la competenza, il valore dei medici e degli operatori! Si può certamente dire che questi “elogi” ci danno la spinta e lo stimolo a fare sempre meglio! Grazie….

RICOVERO

RICOVERO

Condividiamo con orgoglio questo dato fornitoci dalla Direzione dell’Azienda Ospedaliera del Policlinico Sant’Orsola Malpighi: si tratta della valutazione dell’esperienza di ricovero ottenuta dai nostri pazienti. Da parte di Fanep un grandissimo GRAZIE per il Prof. Franzoni e tutta la sua splendida equipe. Speriamo, crediamo e lavoriamo ogni giorno affinché anche la presenza di Fanep nel reparto di Neuropsichiatria Infantile possa contribuire a far sentire le nostre famiglie “a casa” condividendo giorno dopo giorno il percorso di ospedalizzazione di ogni nostro paziente. BRAVI TUTTI!!!

VANESSA PIU’ FORTE DELL’ANORESSIA

VANESSA PIU’ FORTE DELL’ANORESSIA

In questo articolo la bellissima testimonianza di Vanessa, una ragazza che dai 16 ai 24 anni ha sofferto di anoressia.

Ora è mamma di un bellissimo bambino e dichiara che l’amore per la vita l’ha salvata.

Vanessa, curata nel nostro reparto nell’anno 2004 , ha voluto raccontare questa sua esperienza proprio per dare speranza a tutte quelle persone che soffrono di questa terribile malattia lanciando un grido inequivocabile: Amate la vita sempre!

CURVI&PREJUDICE – DCA: GUARIRE E’ POSSIBILE

Curvy&Prejudice – DCA: Guarire è possibile

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Questo post è dedicato a Cristina Fornasier, una ragazza di 29 anni morta lo scorso Novembre, a causa dei disturbi alimentari. Quando ho letto la notizia sono rimasta molto colpita perché Cristina aveva la mia età e se io non avessi avuto la fortuna e la forza di guarire, la ragazza dell’articolo potrei essere stata io. Io ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi ha seguita, riempita d’amore e che ha fatto di tutto, ma veramente di tutto, per aiutarmi a guarire. Io ho avuto la fortuna di avere degli amici che, nonostante fossero preoccupati per me, non mi hanno fatto mai “pesare” la mia malattia, continuando a mostrarmi la bellezza della vita attraverso i loro sorrisi e il loro cuore. Io ho avuto la forza di utilizzare quello ho studiato all’università per guarire definitivamente. Io sono stata fortunata e ho avuto la forza di mettermi in discussione ma guarire dai dca non è facile: idisturbi alimentari ti attraggono maliziosi in una spirale dalla quale vieni divorato.

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Per questo, oltre alla forza di chi vuole uscirne e all’appoggio delle persone care, servono anche strutture che possano accogliere e aiutare le persone malate. Il giorno 11 dicembre si è svolto a Bologna il primo convegno sull’intervento nel Day-Hospital dell’Ospedale S.Orsola. Il Day Hospital ha un approccio multidisciplinare alla cura dei disturbi del comportamento alimentare e durante la giornata medici e professionisti si sono confrontati sulle terapie e le attività che vengono svolte all’interno del centro ( i colloqui psicologici, l’arte terapia, il laboratorio del legno, la danzaterapia etc). Importanti protagoniste della giornata sono state proprio le pazienti, che con le loro testimonianze ed uno spettacolo teatrale hanno avuto la forza di raccontarsi, anche divertendosi.

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Io stessa sono stata una paziente del Day Hospital ed oggi sono guarita. Il Day Hospital è stato importante nel mio percorso perché lì non ci si è presi solo cura del mio corpo ma anche, e soprattutto, della mia persona. Questo punto è molto importante ma per niente scontato dal momento in cui ancora oggi è diffusa la “credenza” che i DCA riguardino solo la parte biologica della persona quando invece sono problemi che si manifestano attraverso il corpo e le abitudini alimentari. Prendere parte alle attività del DH  mi ha permesso di scoprire qualità e capacità che non pensavo di avere dal momento in cui io credevo di essere solo la mia malattia.

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Questo insegnamento ha fatto sì che ricominciassi a credere in me stessa e che riprendessi gli studi. Oggi sono laureata in antropologia medica e ho usato questa disciplina per guarire definitivamente dalla malattia. Grazie all’appoggio della Fanep sono riuscita anche a trasmettere una piccola parte del mio percorso mostrando alle pazienti una ricerca sulla relatività culturale dei significati relativi al corpo e alle sue molteplici forme. Quello che ho imparato attraverso tutto il mio percorso è che dai DCA si può guarire: nonostante siano malattie pervasive e devastanti, guarire è possibile. Per farlo però è necessario che tutti gli esperti appartenenti alle diverse discipline, le forze politiche e le reti sociali, le famiglie e soprattutto i pazienti siano coinvolti in questo processo; è necessario che ci siano strutture e spazi di supporto ma soprattutto di confronto. Il Day Hospital dell’ospedale S. Orsola di Bologna è un esempio vivente e attivo di ciò di cui sto parlando. Vorrei inoltre ricordare che la Fanep offre un serviziogratuito di cura per i disturbi del comportamento alimentare, sia nella forma del DH, che dell’ambulatorio, che del ricovero e questo, soprattutto al giorno d’oggi non è un elemento da poco. Per questo è necessario sostenere spazi come il Day Hospital, parlare e non aver paura di chiedere aiuto. Guarire da quel grande mostro chiamato DCA è possibile. Unendo le forze si può trasformare quel grande mostro in un piccolo granello di sabbia e  spazzarlo via definitivamente.

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L’articolo è a cura di  Alessia Arcidiacono

VITO DIRETTORE DEL CARLINO PER FANEP

VITO DIRETTORE DEL CARLINO PER FANEP

Bellissima idea, tanto entusiasmo e curiosità per questa iniziativa legata ai 130 anni del “Resto del Carlino”, in collaborazione con Coldiretti, che vedrà il nostro comico Vito direttore del quotidiano per un giorno con i proventi devolu

ti alla nostra Associazione.

Tutto questo avverrà LUNEDI 13 LUGLIO…corriamo in edicola per Fanep!

IL MERAVIGLIOSO MONDO DI ALICE

IL MERAVIGLIOSO MONDO DI ALICE

Il Gruppo di Teatro Fanep presenta:

IL MERAVIGLIOSO MONDO DI ALICE

Vi aspettiamo tutti giovedì 2 aprile alle ore 20.00 nell’auletta del sotterraneo del pad 13 (piano -1) per assistere a questo meraviglioso spettacolo messo in scena dai nostri VOLONTARIATTORI.

Lo spettacolo è aperto a tutti, vi aspettiamo numerosi per questo nuovo debutto e per dare il giusto calore ai nostri volontari che da mesi si riuniscono tutte le settimane per regalare un sorriso ai nostri bambini ricoverati e non.

Vi aspettiamo numerosi!!!